SEI COSE CHE POTREMMO IMPARARE COMPRENDENDO LA MISSIONE DI GESÙ

Se vogliamo capire di cosa parlava Gesù, abbiamo bisogno di ascoltare la spiegazione della sua missione, che egli stesso diede nella sinagoga a Nazareth all’inizio del suo ministero. Il libro di Kenneth Bailey Jesus Through Middle Eastern Eyes ci offre molti elementi utili per comprendere cosa disse Gesù quel giorno.

LA STORIA

Il racconto in Luca 4 sarà familiare a molti di noi. Dopo aver cominciato a farsi una reputazione come insegnante e guaritore, Gesù ritorna a Nazareth, suo villaggio natale, e frequenta la sinagoga. Un giorno Gesù, in quanto rabbino in visita, è invitato a leggere le scritture e commentarle.

Sceglie un passo messianico da Isaia, facendo il sorprendente annuncio: dopo centinaia di anni la profezia di Isaia si stava avverando – in lui! Gesù si annuncia come il Messia così a lungo atteso. Ma la folla non è felice del suo messaggio e cerca di lapidarlo. Lui fugge.

Cosa disse Gesù su sé stesso e sulla sua missione, e perché questo sconvolse i suoi compaesani, molti dei quali l’avranno probabilmente conosciuto fin dalla nascita?

UN MOTIVO MOLTO EBRAICO

Quando Gesù legge Isaia 61:1-2 fa diverse modifiche all’originale, omettendone delle parti e aggiungendo una frase da un altro capitolo di Isaia. Cosa sta succedendo? Possibile che Gesù non rispettasse le scritture o non le leggesse accuratamente? Oppure semplicemente fu Luca a trascrivere male?

Bailey sostiene che è improbabile che questi cambiamenti provengano dal pagano Luca, dal momento che il passo segue una struttura retorica ebraica. Tale struttura, dice Bailey, indica che il brano fu originariamente composto da un Ebreo per altri Ebrei. Luca ripete soltanto ciò che gli è stato trasmesso.

Apparentemente le regole per la lettura in sinagoga, messe per iscritto più di un secolo dopo, ma già probabilmente valide al tempo, consentivano al lettore di omettere o includere sezioni per quanto concerne i Profeti; non era invece possibile per la Torah. Gesù quindi, nel leggere creativamente Isaia stava seguendo la consuetudine, per esprimere alcuni concetti importanti.

Inoltre, la lettura risultante ha una struttura molto simile a un testo messianico ritrovato tra i Rotoli del Mar Morto, suggerendo che Gesù stesse deliberatamente attingendo alle attese messianiche del suo tempo.

LA LETTURA FINALE

Dunque questa è la lettura finale:

“Lo spirito del Signore è su di me
perché egli mi ha consacrato
per proclamare la buona notizia ai poveri.
Mi ha mandato per annunciare libertà ai prigionieri
e il recupero della vista per i ciechi,
per liberare gli oppressi
per proclamare l’anno di grazia del Signore.”

Così Gesù elenca questi segni della missione del Messia, poi compie la sorprendente affermazione: “Oggi si realizza questa scrittura che ascoltate”..

Le modifiche di Gesù sono le seguenti:

  • Omette la frase “mi ha mandato per fasciare i cuori spezzati” presente nel passo originale di Isaia.
  • Aggiunge la frase “per liberare gli oppressi”, da Isaia 58:6.
  • Omette la seconda metà dell’ultima frase, sul “giorno di vendetta del nostro Dio”, e arresta la lettura prima di una larga sezione (versi 3-7) sulla restaurazione della nazione di Israele e sulla servitù dei pagani nei confronti degli ebrei.

PERCHÉ GESÙ AVREBBE FATTO QUESTO?

La Galilea al tempo di Gesù era occupata da popoli pagani, ma Nazareth era un villaggio ebraico. Secondo Bailey, gli ebrei nazionalisti avrebbero sperato di vedere i pagani espulsi, oppure asserviti, e questo era ciò che avrebbero voluto che il Messia compisse. Isaia 61, con la promessa di “confortare coloro che piangono… riparare le città distrutte… gli stranieri lavoreranno i vostri campi e le vostre vigne… vi nutrirete dei beni delle nazioni e nelle loro ricchezze vi vanterete, avrebbe confermato le loro attese.

Così quando Gesù avesse cominciato a leggere il passaggio, gli ascoltatori avrebbero probabilmente sorriso con soddisfazione. Questo era ciò che avrebbero voluto sentire: vendetta, restaurazione, benessere e dominio sui pagani. Lo sappiamo perché una traduzione aramaica del tempo di Isaia (il Targum di Isaia) spiega questa aspettativa in dettaglio.

Ma questa non era il programma di Gesù.

UNA MISSIONE MESSIANICA DIVERSA

Nell’omettere le sezioni riguardanti il fasciare i cuori infranti, il conforto degli afflitti, la vendetta di Dio etc. Gesù sta dicendo che la sua missione messianica non consisteva nela restaurazione di Israele, in un ritorno a gloriosi giorni passati e in qualche modo immaginari. Aveva in mente cose ben più importanti.

Bailey specifica che la struttura della lettura fatta da Gesù enfatizza tre aspetti del suo ministero:

1. PROCLAMAZIONE

Gesù era mandato ad “annunciare la buona notizia ai poveri” e a “proclamare l’anno accettevole del Signore”. Le parole usate suggeriscono come le persone abbiano bisogno di ascoltare la buona notizia che Gesù ha avviato il processo per riconciliarle con Dio. E questo riguardava i pagani!

2. GIUSTIZIA

Libertà per i prigionieri e gli oppressi, in quel contesto, significava il ritorno degli esuli alla loro terra natale, e la restaurazione della giustizia. La missione del Messia includeva la giustizia. E questo riguardava i pagani!

3. COMPASSIONE

Il riacquistare la vista da parte dei cechi era considerato parte del programma, un atto di compassione. E questo includeva i pagani!

UNA MISSIONE OLISTICA

È chiaro che Gesù non concepiva la sua missione come una mera evengelizzazione, o soltanto come un’opera di giustizia, o un mero atto di compassione, ma come l’unione di tutti questi aspetti.

E il popolo di Dio, gli Ebrei, avrebbero dovuto estenderla ai pagani piuttosto che cercare vendetta e dominio su di loro.

LA REAZIONE AGGRESSIVA

Non è subito ovvio perché gli ascoltatori reagirono con rabbia. Possiamo capire la loro sorpresa, lo scetticismo all’idea che Gesù il carpentiere, che conoscevano così bene, proclamasse di essere il Messia tanto atteso, ma non una reazione tanto aggressiva.

L’argomento di Bailey è che Gesù stesse effettivamente calpestando le loro più profonde speranze e aspettative. Il messia non avrebbe “reso Israele nuovamente grande” a discapito dei pagani, ma stava invece chiamando Israele e i pagani ad unirsi per la missione del nuovo regno di Dio, nascente con lui. Gli Ebrei non sarebbero più stati i favoriti di Dio, ma la grazia di Dio si sarebbe estesa in egual misura su tutti.

Gesù enfatizzò questo punto nel suo commento, citando due pagani (una vedova e Naaman il siriano ) che ricevettero la grazia di Dio quando il popolo di Dio stava soffrendo.

SEI COSE CHE POTREMMO IMPARARE

  1. Gesù, come gli Ebrei del suo tempo, aveva un approccio più flessibile alle scritture di quello comune fra i cristiani di oggi. Questo mi suggerisce che abbiamo imposto uno sguardo rigido sulla lettura, interpretazione e applicazione delle scritture rispetto a quella che la scrittura stessa ci presenta.
  2. Il sionismo e il supporto cristiano a Israele a scapito dei Palestinesi, sembra essere contrario ai propositi di Gesù.
  3. Se vogliamo capire realmente Gesù dobbiamo studiarlo prima nel suo contesto ebraico mediorientale.
  4. Allora, come adesso, il nazionalismo non è nei piani di Dio. La missione di Gesù rovescia i poteri e i privilegi nazionalistici.
  5. Dio è meno interessato alla vendetta di quello che talvolta ci piace pensare.
  6. La missione di Gesù, allora e adesso, è triplice: proclamazione, giustizia e pietà. Dovremmo sempre essere diffidenti dall’enfatizzare troppo uno di questi aspetti a discapito degli altri.

QUESTO FA TUTTA LA DIFFERENZA!

Capire meglio questo episodio fa un’enorme differenza per la nostra comprensione dei valori di Gesù e della sua missione.

Puoi pensare ai modi in cui noi cristiani oggi lavoriamo in senso contrario al suo?

Cambieremo?

Grafico: Lumo Project via Free Bible Images.

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